In questi giorni si parla ovviamente molto, ed anche giustamente dei dazi imposti da Trump. Gli effetti provocati sui mercati finanziari da quanto deciso dall’amministrazione americana sono in realtà la conseguenza di un elemento che viene sottolineato molto poco o per nulla: l’economia mondiale dipende troppo da quella americana e, soprattutto, dal consumatore USA.
In effetti si potrebbe dire che il consumatore USA é una sorta di “consumatore di ultima istanza“: quello che tutto il resto del mondo non consuma, in un modo o nell’altro, il consumatore americano é disposto ad assorbirlo grazie alla propria immensa propensione all’acquisto.
La bilancia commerciale USA é in effetti in deficit strutturale e spesso sempre crescente verso tutte le altre principali economie mondiali.
Ecco la situazione del deficit USA descritta in termini qualitativi:
- Cina – Deficit significativo, rappresenta il maggior deficit bilaterale degli USA.
- Messico – Altro paese con un notevole deficit commerciale.
- Germania – Deficit commerciale crescente, principalmente per auto e macchinari.
- Giappone – Tradizionalmente un deficit commerciale, soprattutto in elettronica e veicoli.
- Italia – Deficit concentrato in beni di consumo e moda.
- Vietnam – Aumento del deficit a causa dell’importazione di prodotti elettronici.
- Canada – Deficit moderato in vari settori.
In effetti, se sicuramente la mossa di Trump equivale ad una sorta di bomba nucleare sull’economia mondiale, sarebbe bene rispondere alla seguente domanda: chi lo ha permesso?
La risposta é abbastanza semplice: tutte le altre nazioni o aree geografiche mondiali, a partire dall’Unione Europea, non si sono mai prese la briga di sviluppare un proprio mercato interno forte e resiliente (la Cina é nella stessa condizione). Invece di “sfruttare” il consumatore USA, sarebbe stato meglio un approccio volto a creare ricchezza all’interno delle singole aree, senza aspettarsi più di tanto dall’esterno (per quanto importante). Per fare questo l’Europa dovrebbe creare Eurobond, favorire trasferimenti di ricchezza, prevedere una unione bancaria e di capitali, e la Germania non avrebbe semplicemente dovuto sfruttare la debolezza dell’EURO (rispetto all’ex-marco) per esportare, tutte cose distanti anni luce…la Cina dovrebbe spingere sui proprio consumi interni, così come il Giappone, da sempre dedito a produrre ciò che poi gli altri devono consumare.
Quindi, piuttosto di lamentarsi della bomba sganciata da Trump, sarebbe forse stato meglio eliminare alla radice il problema: basarsi meno sulle esportazioni e favorire la nascita di “veri mercati interni” rendere ricco il consumatore, senza contare troppo sulla supremazia degli Stati Uniti, ed anzi cercare di svincolarsene. Ma si sa, la politica spesso crea i problemi invece di aiutare a risolverli e prevenirli.
NEL CORSO DEGLI ULTIMI MESI/SETTIMANE ABBIAMO RIDOTTO DRASTICAMENTE LE NOSTRE POSIZIONI SULL’AZIONARIO E ORA SIAMO DI FATTO TOTALMENTE LIQUIDI, PER TUTTI I DETTAGLI SI PUO’ LEGGERE IL REPORT QUI SOTTO:
ULTIMO REPORT DI ANALISI INTEGRATA CON TUTTI I DETTAGLI DELLA NOSTRA STRATEGIA
